Mancano cinque anni all’inaugurazione dell’Expo e al Comune di Milano, tra girandola di cambi al vertice organizzativo dell’evento e beghe con la Regione, è ancora la giustizia a farla da padrona. Per il sindaco Letizia Moratti, il gip Maria Grazia Domanico ha chiesto l’archiviazione del caso riguardante l’inchiesta sulle consulenze d’oro.
L’indagine, che ha visto il primo cittadino indagato nel novembre dell’anno scorso per abuso d’ufficio, ha visto come protagonisti anche quattro ex dirigenti di Palazzo Marino: Giampiero Borghini, all’epoca dei fatti direttore generale del Comune, Rita Amabile, sua vice, Federico Bordogna, ex direttore centrale delle risorse umane e Alberto Bonetti Baroggi, un tempo capo di gabinetto. Le accuse mosse nei confronti degli ex dirigenti erano di abuso d’ufficio, concussione, truffa aggravata, minacce e violenza privata.
Oltre alle consulenze iperboliche, a finire nel mirino della magistratura sono stati anche alcuni episodi di mobbing relativi al pensionamento di vecchi dirigenti. «Si deve ritenere che le modalità di rimozione dei dirigenti, – ha scritto il gip – per quanto censurabili sotto diversi profili, non abbiano travalicato il limite dell’illecito penale».
Cadute le accuse, forse, più gravi, rimane però la condanna amministrativa di una vicenda che di lineare ha solo la scarsa trasparenza nell’avvicendamento dei dirigenti comunali. A rimanere scolpita è la condanna a risarcire l’erario con 200mila euro, spicciolo più, spicciolo meno.