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Massimo D’Alema
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Un premio Nobel per la pace e un economista che in Francia, con la commissione per la liberazione della crescita, sembra mettere d’accordo destra e sinistra, sono gli ultimi importanti sponsor di Milano nella corsa contro Smirne per l’organizzazione dell’Expo del 2015. Davanti agli ispettori del Bureau International d’Expositions, anche se in video e attraverso la lettura di un messaggio, Al Gore e Jacques Attali hanno dichiarato il loro sostegno a Milano, non solo per simpatia nei confronti della città ma anche per il tema scelto: l’alimentazione nel mondo legata a un modello di sviluppo. «Un tema – ha spiegato il ministro degli Esteri Massimo D’Alema – che rappresenta molto di più di un argomento per una esposizione. È, in realtà, un grande programma internazionale che può impegnare per sette anni, in un clima di collaborazione, Paesi e continenti».
MESSAGGIO ATTALI – «Mi auguro – ha spiegato Attali – che Milano accolga la prossima esposizione universale del 2015 e che in quella occasione si faccia il bilancio degli obiettivi del millennio di cui il 2015 è il termine limite di realizzazione». Il timore di Attali è che proprio nel 2015 ci si renda conto che di tutti gli obiettivi del millennio, quello che sarà stato meno centrato sarà proprio quello della riduzione della povertà nel mondo «che è tuttavia la condizione stessa della pace, della sicurezza e della dignità su questo pianeta». Così Al Gore che ha sottolineato come Milano sia una città attenta ai problemi ambientali e che l’Expo 2015 è uno strumento per aiutare i Paesi in via di sviluppo a politiche ambientali positive in vista di uno sviluppo sostenibile.
SICUREZZA - Se il momento politico è particolarmente delicato dopo la caduta del governo Prodi, i ministri degli Esteri e del Commercio estero, D’Alema e Bonino, hanno rassicurato i commissari del Bie. «L’impegno e il sostegno alla candidatura di Milano – ha detto Emma Bonino – è incondizionato, ed è di tutto il Parlamento, di tutto il Paese, di tutto il governo». D’Alema ha sottolineato che la candidatura di Milano «è l’espressione di tutto lo Stato italiano. Una candidatura che ha trovato unito l’intero quadro politico che non sempre trova unità e collaborazione come è accaduto per questo evento. Bisogna dire, però, che quando gli italiani sono uniti solitamente ottengono grandi successi». Quindi ha toccato un tasto non secondario, visto che l’altra candidata è la città turca di Smirne: quello della sicurezza. «Milano – ha detto D’Alema – è la sede ideale per l’organizzazione di un evento che si annuncia eccezionale. Non solo per la capacità di questa città nell’organizzare l’Expo, ma anche per la sicurezza».
1,4 MILIARDI - Per un traguardo di proporzioni così importanti sono già stati stanziati 1,4 miliardi di euro nel bilancio dello Stato. La sintonia tra Roma e Milano si è realizzata anche nell’avviare un dialogo con i Paesi che aderiscono all’Expo e di cui è necessario il consenso. «Il 2015 – ha assicurato D’Alema – non sarà un evento isolato, ma il punto di avvio di un programma comune di ricerca e di innovazione». D’altra parte è chiaro che l’Expo «costituisce un privilegio raro per il Paese ospitante, ma allo stesso tempo un’occasione importante per tutti i Paesi. Il governo italiano vede nell’Expo qualcosa di più: la possibilità di costituire un veicolo, un dialogo per esprimere al meglio la misura della propria creatività per ogni Paese».
180 DELEGATI - Quelli del Forum internazionale “Working together for Food Safety, Food Security and Health Lifestyle” «saranno due giorni in cui Milano e l’Italia vogliono mettere a disposizione la loro competenza, le loro conoscenze e le proprie eccellenze per il progresso di tutti i Paesi e per una crescita del mondo più equilibrata e più giusta» ha aggiunto Letizia Moratti. Al museo di via San Vittore sono arrivati i 180 delegati, in rappresentanza di 94 Paesi, e 7 ministri. Alla conferenza di apertura hanno partecipato oltre al ministro degli Esteri D’Alema, la collega del Commercio Internazionale Emma Bonino, il presidente di Assolombarda Diana Bracco, il presidente della Camera di Commercio Carlo Sangalli, l’amministratore delegato di Intesa San Paolo Corrado Passera. All’apertura dei lavori è stato trasmesso il videomessaggio del premio Nobel per la pace Al Gore che annuncia il proprio sostegno alla candidatura milanese.
I PROGETTI - Il sindaco ha poi ribadito ripreso la promessa fatta a novembre a Parigi, all’Assemblea Generale del Bureau, quando ha presentato la sfida di Milano e dell’Italia come un «progetto che si fonda su 7 pilastri, 7 temi da sviluppare nei 7 anni che ci dividono dall’appuntamento del 2015». La Moratti ha voluto sottolineare il grande lavoro svolto dal Comitato scientifico milanese, che si avvale del supporto delle università del capoluogo lombardo. Una collaborazione stretta che ha saputo coinvolgere Paesi stranieri e i loro poli di ricerca, a cominciare dal progetto Semat, sviluppato dal Politecnico di Milano in collaborazione con l’università australiana di Queensland, dedicato al monitoraggio dell’ambiente marino, o
l’accordo tra l’Università Milano Bicocca e il governo delle Maldive per la ricerca scientifica del particolare ecosistema dell’arcipelago, il sistema alimentare e le malattie autoctone. E ancora, il programma che coinvolge un gruppo di 8 città del Cile che può divenire una
best practice per tutta l’America Latina in tema di sicurezza e sviluppo sostenibile.
LE SETTE SFIDE - I 7 progetti che qualificano la sfida di Milano sono stati sintetizzati dalla Moratti: la Borsa telematica Agro-alimentare e la Città del Gusto, a cui si aggiungono il progetto di paternariato con le organizzazioni internazionali volto a raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio; la creazione di una rete mondiale di città, un’operazione che Milano sta già mettendo in pratica in Italia e a livello internazionale; i progetti di cooperazione e sviluppo diretti; il trasferimento e la messa in comune del patrimonio di arte, stile, design e creatività che caratterizzano Milano e l’Italia; la difesa della biodiversità. Una sfida a tutto campo quella lanciata da Milano e da tutto il Paese, così come è stato confermato dalle parole del ministro Bonino secondo cui il capoluogo lombardo è «al centro di un nuovo irraggiamento culturale». «Milano ha tutte le caratteristiche per essere una candidata d’eccellenza perché rappresenta una regione che sa come creare sviluppo e che ha saputo trovare l’eccellenza in tutti gli aspetti dell’economia e della società – ha detto l’amministratore delegato di Intesa SanPaolo Corrado Passera, parlando ai delegati del Bie -. Vengo a portare il sostegno pieno e convinto del sistema creditizio e in particolare della nostra banca all’Expo».
«GRANDI CHANCES» – La sintesi della prima giornata di lavori è toccata al segretario generale del Bie, Vicente Loscertales. «Non ci sono dubbi, Milano ha grandi chances ma la vittoria per l’Expo 2015 non è ancora sicura perché dipende dai voti. Le qualità di Milano sono evidenti, il progetto è ben preparato da molti punti di vista, da quello sociale come da quello scientifico ed è molto forte sotto il profilo dello sviluppo internazionale. State creando una grande rete di cooperazione tra le città del mondo, le associazioni dei cittadini e le istituzioni che insieme sostengono un progetto che diventa di giorno in giorno più grande». Il presidente del Bie Jean Pierre Lafon ha giudicato «veramente buono» il tema della candidatura italiana per l’Expo 2015, «perché l’alimentazione è una delle grandi sfide del pianeta» e ha invitato la città a inserire nella propria agenda una discussione sugli organismi geneticamente modificati. «Credo che il tema degli Ogm dovrà figurare nel programma dell’Expo se Milano otterrà l’assegnazione dell’esposizione universale» ha detto Lafon.
MICROCREDITO - Al termine della conferenza, la Moratti ha annunciato che il Comune di Milano stipulerà un partnerariato con la Ong PlaNet Finance, organizzazione del Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus presieduta dallo stesso Jaques Attali, per la costituzione di un fondo sul microcredito. L’obiettivo è quello di lanciare «un fondo sul microcredito, insieme al sistema bancario italiano, per favorire così lo sviluppo, attraverso finanziamenti alle famiglie, nella crescita sociale e economica, in modo tale che nel mondo ci sia più equilibrio, meno povertà e una distribuzione di ricchezza più giusta». Attali, nella nota inviata a Milano, ha ribadito l’importanza del microcredito per lo sviluppo mondiale. È una forma di finanziamento, ha scritto, che oggi coinvolge 150 milioni di persone al mondo, ma che entro il 2015 potrebbe raggiungerne un miliardo.